Psychotherapy and art psychotherapy

Psychotherapy

Psychotherapy is a therapeutic interaction contracted between a trained professional and a client, or group. Simply, psychotherapy is a term to define a type of treatment of personal or group problems by talking with a mental health professional. During psychotherapy, clients learns about their condition and moods, feelings, thoughts and related behaviors, and how to take control of one’s life and respond to challenging situations with healthy coping skills. Psychotherapy occurs in the context of a safe relationship. This safety is enhanced by adherence to certain boundaries. These include respect for confidentiality of the patient and meeting consistently in the same safe place for each session .

Art psychotherapy

Art psychotherapy is a form of psychotherapy, where, the making of pictures, drawings or clay models, occurs in the context of a safe relationship. This safety is enhanced by adherence to certain boundaries. These include respect for confidentiality of the patient and meeting consistently in the same safe place for each session .

Stress

http://www.nhs.uk/Conditions/stress-anxiety-depression/Pages/understanding-stress.aspx

Depression

http://www.nhs.uk/Conditions/stress-anxiety-depression/Pages/low-mood-and-depression.aspx

Mental health

http://www.nhs.uk/Livewell/mentalhealth/Pages/Mentalhealthhome.aspx

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A Discovery That Will Change The Human History

http://scientificdreaminterpretation.com/blog/?p=5141

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Università in oriente: “nuovo” sistema universitario e neoliberismo

Recentemente ho conosciuto il sistema universitario di Hong Kong perchè sono stato invitato li ad insegnare presso una delle principali università. È stata una interessante esperienza di lavoro a contatto con studenti, operatori di ogni genere, direttori, managers, deans, CEO e altre figure che oggi si sono materializzate nel contesto universitario oramai trasformato in una sorta di azienda semiprivata.

Presso questa università ho insegnato counselling e psicoterapie espressive.

Venni contattato dall’università stessa quando vivevo e lavoravo a Londra e accettai l’offerta molto stimolante senza conoscere alcunchè della situazione presente in oriente.

Poco prima di recarmi a Hong Kong, avevo saputo che in oriente sia il conselling che la psicoterapia sono materie quasi totalmente sconosciute. Sono discipline di nuova e recente importazione e sottomesse a infinite speculazioni e manipolazioni poiché non esistono scuole di formazione qualificate e di conseguenza una diretta e approfondita comprensione della materia.

Generalmente i counsellor o gli psicoterapeuti orientali non hanno una formazione specifica e si limitano solamente a dare consigli ai loro clienti. I corsi di formazione presenti in oriente non contemplano la possibilità di una supervisione ne di una analisi personale, sia individuale che di gruppo. Di conseguenza non esiste alcuna possibilità di crescita interiore o professionale rispetto al ruolo di terapeuta o counsellor che sia.

A Macao ho conosciuto una ragazza di Taiwan laureata in psicologia che dopo la laurea triennale si era specializzata in psicoterapia frequentando un master post laurea di un anno. Con il master (esclusivamente teorico) si era specializzata in psicoterapia e si riteneva una psicoterapeuta.

Riguardo alla situazione di questa materia in Cina, vorrei citare lo studio di un antropologo cinese che ho conosciuto a Hong Kong in una conferenza. Il tema della sua presentazione era appunto legato alla diffusione del counselling e della psicoterapia in Cina. Il titolo della conferenza era: “Quando lo Psycho-Boom incontra la frenesia delle start-up (o del business): terapeuti-imprenditori e il loro re-styling della scena psicoterapeutica in Cina”, Dr. Huang Hsuan-Ying.

In questa conferenza si raccontava chiaramente il clima “fashion” di inganno e di apparenza che ruota attorno al counselling e alla psicoterapia in Cina. Questa moda è nata in particolare da bloggers cinesi alcuni dei quali divenuti famosi attraverso il loro blog personale e successivamente attraverso le reti televisive. Una delle bloggers più famose è Jane Li, alias Jian Lili, la quale è stata invitata spesso in tv diventando per questo motivo molto popolare. Ovviamente tutto questo non ha niente a che vedere con il counselling e la psicoterapia vera, ma fa solamente parte di un sistema pittoresco e naive che va molto di moda in oriente. La cosa più importante è in questo caso essere conosciuta e popolare, far parlare di sé e questo permette di fare un mucchio di soldi pur non avendo alcuna competenza, tanto nessuno se ne accorge… In oriente funziona pressochè tutto così. Ma oggi non solo in oriente…

Dopo tutto dal momento in cui sono arrivato a Hong Kong sentivo dire in continuazione “time is money!”, “il tempo è denaro!”… Lo dicevano tutti come se fosse quasi una cantilena obbligatoria ripetuta in maniera ossessiva. Anche per questo motivo specialmente a HK è difficilissimo incontrare persone del posto o fare amicizia con qualcuno. Se una persona vuole incontrarne un’altra deve proporle in qualche modo un guadagno, un profitto, diversamente l’incontro andrà a vuoto, …Time is money!…

Università

Al mio arrivo a HK il direttore del dipartimento dove lavoravo, che di nome faceva “Arcobaleno”…ma vestiva sempre di nero…, mi chiese subito se conoscevo delle persone o istituzioni che potessero accreditare ad un livello professionale e internazionale il loro corso. Le loro intenzioni erano chiare sin dall’inizio volevano sviluppare il loro business!

Mi fecero fare tante fotografie insieme a loro da mettere nel loro sito web e utilizzare, con me al centro, come specchietto per le allodole per nuovi studenti. Il docente occidentale che con la sua immagine ci farà di guadagnare tanti soldini! … sembravano sogghignare… Infatti dai 30 iscritti dell’anno precedente si passò ai 140 durante la mia presenza a HK. Quando si dice che l’immagine conta più di ogni cosa….

Io di questo inizialmente non ne ero a conoscenza, anche perchè quando mi avevano contattato mi parlarono della loro intenzione di voler migliorare il corso, e, di voler creare una formazione seria e professionale.

Purtroppo però il corso non aveva alcuna sembianza professionale, non esistevano i requisiti per nessun tipo di accreditamento e loro non sembravano affatto aver intenzione di voler migliorare alcunchè. Probabilmente anche perchè non avevano le competenze e non capivano cosa sarebbe stato necessario fare per portare il corso ad un livello più alto.

In effetti era un corso organizzato e articolato in due anni dove all’interno vi erano una serie di insegnamenti completamente scollegati tra loro, che sembravano messi insieme senza coerenza, improvvisati, appiccicati con il copia e incolla, e che non offrivano minimamente un corpo organico di formazione professionale come invece dovrebbe essere.

Le persone che vi insegnavano non erano competenti in materia compresi il direttore e il suo assistente. Ognuno di questi si improvvisava da esperto, evitando però rigorosamente di parlare della materia con i colleghi e all’insaputa ovviamente degli studenti.

Evitavano di parlarne anche con me e quando facevo qualche domanda si creava il fuggi fuggi generale oppure una sorta di imbarazzo e irritazione che ovviamente in particolare all’inizio io non capivo. Loro non davano mai risposte. Le mie domande iniziali erano mirate a comprendere sia in che modo avrebbero voluto organizzazione il corso e che tipo di figure professionali avrebbero voluto creare. Avrei voluto conoscere inoltre le loro idee in merito, le mie responsabilità e il mio ruolo come docente in quel contesto. Sembrava che loro non capissero le mie domande… una delle domande era appunto: “che tipo di figure professionali avete intenzione di creare con questo corso di formazione?…counsellors, terapeuti espressivi, psicoterapeuti…, educatori con competenze espressivo artistiche, insegnanti con competenze particolari…, che tipo di figura…?” …mi guardavano stupiti come se stessi dicendo la più grossa delle stupidaggini che avessero mai sentito…e non ricevetti mai nessuna risposta…

Molti dei corsi di base e complementari erano tenuti da giovani insegnanti pagati a ore. Venivano chiamati “free-lance” come se fossero una sorta di esseri inferiori, in modo quasi dispreggiativo e quasi come se non fossero nemmeno docenti. I corsi fondamentali e le tesi finali venivano seguite dal direttore, dall’assistente e da me. Io ero stranamente l’unico docente full-time.

Per capire meglio il lavoro avevo richiesto di organizzare delle riunioni con tutti gli insegnanti per conoscere il lavoro degli altri e cercare di costruire un corso che avesse una certa coerenza. Ben presto però capii che questi docenti (la totalità degli insegnanti era appunto free lance) non venivano o non potevano venire alle riunioni perchè non sarebbero stati pagati. Time is money! …Dicevano…

Ovviamente il direttore non disse niente a riguardo e mi lascio’ come spesso accadeva senza risposte, faceva finta di niente tenendomi all’oscuro di questi aspetti, per me ovviamente molto importanti. I suoi silenzi erano misteriosi e ripetitivi.

Il direttore dopo 5 minuti di contatto relazionale diventava freddo, assente, e si allontanava, questo era il suo comportamento. Avevo iniziato a pensare che fosse una sorta di tattica. Rompeva la relazione e scompariva. Non si capiva cosa si celasse al di là di queste interruzioni improvvise e di queste fughe. A volte sembrava che non avesse alcuna risposta e che non sapesse cosa dire, e così poi di soppiatto se la svignava. Altre volte sembrava minaccioso e infastidito dovendo avere a che fare con una domanda da chiarire. Il silenzio era il suo forte, era lo strumento abituale sfoderato in ogni occasione. Molte volte si guardavano in faccia con l’assistente e sembravano dire: “…e ora, che diciamo?…che rispondiamo?”. L’evidente imbarazzo dell’assistente finiva spesso per essere scaricato in risate di ogni genere, da quelle silenziose, ad altre più fragorose, forse per deviare l’orientamento del discorso, altre erano accompagnate da sudorazioni frontali e corporali, e l’imbarazzo sembrava venire a bussare alla porta improvvisamente dicendo: “buongiorno!” “eccomi qua!”…. e ora che facciamo…? Io restavo titubante davanti a loro e non capivo cosa succedeva…percepivo l’imbarazzo, ma non lo capivo, anche perchè pensavo di dover condividere, collaborare con loro e costruire insieme il corso…dopottutto mi avevano chiamato li per quello.

E così, siccome il moto di HK è “time is money!”, ben presto capii che io non avrei mai visto gli insegnanti free lance.

Chiesi allora di vedere i programmi stilati dagli altri insegnanti e riuscii ad ottenerne alcuni, non tutti. Quelli del direttore e dell’assistente non li vidi mai. Scoprii poi che il direttore e l’assistente non avevano nessun programma e facevano delle lezioni improvvisate. Mi diedero un programma di terapia del gioco cognitivo comportamentale e un altro nel quale uno degli insegnanti faceva raffigurare cerchi in ogni lezione e lavorava sul mandala. Un altro dei programmi che riuscii a visionare era basato sul metodo della terapia continuativa espressiva. Gli studenti facevano una grande fatica a capire in che modo si sarebbero dovuti rapportare con i pazienti e generalmente facevano fare dei cerchi, poi durante l’incontro si cantava una canzone, e successivamente qualcuno faceva colorare delle maschere o fare un disegno. Tutto questo materiale non veniva elaborato ne raccolto come espressione o comunicazione del paziente. Spesso parte del materiale veniva perduto e l’incontro veniva vissuto dai tirocinanti e futuri terapeuti come un ora di passatempo.

Per quanto riguarda gli insegnanti free lance l’università di oggi deve fare i conti con i tagli con le restrizioni economiche, le privatizzazioni e la mancanza di fondi si fa sentire pesantemente in tutti i paesi del mondo.

Quindi il corso dove iniziai ad insegnare ad un livello di Master, era una sorta di pezzetti e frammenti disconnessi fra loro, di improbabili materie di studio che io andavo scoprendo pian piano essere messe insieme in maniera improvvisata. Questo iniziai a capirlo in particolare dopo aver chiesto al direttore di leggere i programmi degli altri insegnanti.

Il direttore aveva nel curriculum diciture e titoli improbabili come Psicoterapeuta di gruppo, Danza Terapeuta, Arte Terapeuta, e una moltitudine di altri titoli che chi più ne ha più ne metta. Nel master insegnava danza e movimento espressivo.

Avevo scoperto in seguito che aveva la qualifica di giudice per le gare di tango per i paesi orientali ed era uno specialista in questo particolare ballo argentino. Questo titolo però non compariva nella lista dei titoli professionali che sfoggiava pubblicamente e sembrava nasconderlo come se fosse un segreto scomodo o come se si vergognasse, forse perchè doveva sempre sfoggiare la imperturbabilità accademica dello scienziato serio e impegnato. Per questo motivo si assentava spesso dall’università e partecipava come giudice alle gare di tango in oriente, che evidentemente sono molto diffuse. Il tango è un ballo molto passionale e profondo, ricco di emozione e di sentimento. È strano che per giudice venga scelta una persona fredda e austera come era il direttore.

Il direttore non amava parlare con le altre persone, evitava le relazioni sociali e si imponeva in modo autoritario e intimidatorio su tutte le persone che lavoravano nel suo dipartimento. Evitava di comportarsi così con me ma era evidente che si tratteneva. Era interessante vedere il paradosso e il conflitto presente al suo interno che collideva continuamente su aspetti differenti e sulle incoerenze presenti. Questa collisione si evidenziava in particolare sul tipo di disciplina che avrebbe dovuto insegnare agli studenti dove la sensibilità e l’ascolto, le emozioni e l’attenzione verso la relazione giocano un ruolo centrale e fondamentale…. un po’ come del resto anche nel tango….

Mentre lei in realtà era spietata e senza emozioni…a volte mi venivano in mente delle riflessioni improbabili a riguardo…

…“Forse Arcobaleno era una ballerina fallita? Forse è per questo che in seguito ha voluto scalare le gerarchie dell’università per compensare il successo che non ha avuto con la danza… ??? … chissa’… !”

Scoprii ben presto che direttori e free lance, non avevano inoltre alcuna conoscenza ne di analisi personale, di gruppo, ne di supervisione, perchè non ne avevano mai fatta. Di conseguenza nel corso di formazione questi aspetti non c’erano, non esistevano e non venivano capiti.

Per farmi un’idea di come insegnavano avevo chiesto inizialmente all’assistente del direttore, di poter assistere a qualche sua lezione.

…Ah! dimenticavo, l’assistente di Arcobaleno si chiamava Gesù…

Così Gesù, dopo un visibile imbarazzo durato un paio di mesi mi concesse di essere presente ad alcune delle sue lezioni.

In una di queste lezioni egli inizio’ a descrivere come funzionava la sex-therapy. Gli studenti che lo ascoltavano erano seduti in semicerchio in una grande stanza e lui camminava su e giù mostrando di volta in volta delle slides con il proiettore o dei documenti con power point.

Diceva che lui una volta assistette ad una lezione dove un’insegnante, una donna americana, si avvicinò ad uno studente e gli propose di fare l’amore con lui. Questo reagì alla proposta fatta in pubblico in modo scosso e imbarazzato e lei l’insegnante usò questa sua reazione per spiegare le conseguenze dell’approccio sessuale nella terapia. Gesù che sembrava divertito da quello che andava raccontando, rideva e sembrava sminuire l’argomento trattato. Ovviamente non esistevano riferimenti teorici o bibliografici relativi agli argomenti racconati, e questo non aiutava gli studenti ad approfondire i temi della lezione.

Per me fu una cosa insolita e strana che rimase incompresa e poco chiara, come anche per esempio quando in un’altra lezione l’assistente si cimentò nella spiegazione della psicanalisi e delle teorie freudiane. Probabilmente non conosceva l’argomento peraltro piuttosto complesso. Questo era evidente. Diede alla psicanalisi e alla psicologia dinamica delle sfumature negative e di svalutazione quasi disprezzandole.

I primi colloqui che feci con gli studenti mostravano la loro confusione riguardo il corso. Non riuscivano ne a capire ne a mettere insieme gli argomenti che avevano trattato durante la formazione. Figurarsi se successivamente sarebbero stati in grado di lavorare con dei pazienti in un setting terapeutico…Mi chiedevano di aiutarli a fare ordine e comprendere che cosa avrebbero dovuto fare come terapeuti. Sembravano confusi e frustrati, qualcuno addirittura infastidito dalla difficoltà e dal caos generato nel corso. Il corso era un pentolone dove avevano messo a bollire di tutto senza ordine. Gli studenti facevano teatro, disegno, danza, scrittura, chi sapeva suonare uno strumento lo portava con se e suonava durante le lezioni, venivano proposte letture di terapia cognitiva, argomenti di psicologia analitica come gli archetipi e i simboli, ma tutto indefinito e messo insieme confusamente. Ricordo uno studente che aveva letto qualcosa del viaggio dell’eroe di Jung e che voleva trasformare i suoi pazienti in eroi. Lavorava con dei ragazzi problematici adolescenti e durante un colloquio mi raccontò di voler applicare le teorie Junghiane per far diventare i ragazzi degli eroi. Lo rimandai al direttore chiedendo al direttore stesso di affrontare l’argomento con lo studente. Non ne seppi più niente.

Mi chiesi se mi trovavo senza saperlo davanti all’ennesimo imbroglio cinese … oppure era il sistema neoliberista mescolato alla confusione cinese che cercava di procedere verso l’obiettivo di costruire l’ennesimo business…? …l’ennesima start-up?

Ricordo di aver anche parlato al direttore del convegno del Dr Huang, sulla diffusione del counselling e della psicoterapia in Cina. Lei aveva taciuto come faceva di solito e aveva apparentemente snobbato ciò che le dicevo. Mi chiesi se lei forse conoscendo la situazione taceva di proposito oppure se ne vergognava? Oppure era del tutto inconsapevole…? Mah!…chissa’… Comunque taceva, non si pronunciava mai!

La città

Hong Kong e’ inutile dirlo una citta’ neoliberista in assoluto, governata in un passato recente dagli inglesi e dal sistema neoliberista della Tatcher che era basato sulle privatizzazioni e la destituzione o cancellazione dei poteri dello stato. Oggi HK sembra completamente gestito dalle banche e dal mercato.

In questa città le scelte neoliberiste hanno sepolto e oscurato quasi completamente l’identita’ e la cultura delle persone indigene. Il paesaggio e’ dominato da grattacieli di vetro e metallo, che sembrano fatti tutti dallo stesso architetto, con estetiche futuristiche, asettiche e senza tempo come quelli che si trovano nella city londinese, a New York, Shanghai e in molte altre città. Forse è solo un fatto di estetica… Anche i negozi del centro sono uguali a quelli che si trovano nelle altre città del mondo. Quelli di abbigliamento, i ristoranti, quelli di design e arredamento, quelli che vendono oggetti tecnologici, rigorosamente tutto uguale, tutto in franchising e tutto finto. I caffe’ scopiazzati ovviamente da quelli italiani, vendono ognuno prodotti di bassa qualità a prezzi esorbitanti. Il caffè ha un sapore e un odore indicibile… I dolci sono ridotti ad una immagine che ricorda solo vagamente quelli che si trovano nei bar italiani. Così un finto caffe o un finto cappuccino costa tra i 4 e i 6 euro. Si vende l’immagine… Una immagine rigorosamente occidentale, e in questi casi italiana, anche se in oriente lo ignorano. Non lo sanno. Un ragazzo cinese un giorno mi disse che il caffe e il cappuccino erano prodotti di origine francese, come anche il tiramisu e la pizza…Rimasi sbalordito e non dissi niente, tacqui. Nei paesi orientali le persone seguono le mode occidentali ma non si curano ne dell’origine ne della qualità. Oggi nel mondo globale neoliberista l’importante è apparire…e il modello proposto è quello occidentale!

Nell’ombra, quasi nascosti, ai margini dei quartieri e dei grattacieli di vetro sono presenti i piccoli negozietti della popolazione nativa di HK. I negozi di pesce secco, fresco, le macellerie, le erboristerie cinesi, e piccoli ristoranti sporchi e sempre attivi e pronti all’accoglienza dei clienti soprattutto indigeni. Gli odori nelle strade misti al caldo sono forti e pungenti. Dim sum, pesce, congee, oca e anatra arrosto, riso, noodles di ogni genere e le tortine portoghesi con la crema al centro. Si può mangiare seduti al tavolo, oppure take away spendendo pochissimo. Questi piccoli ma numerosi negozietti che dovrebbero essere al centro della città e dell’interesse dei turisti sono stati nascosti e oscurati per far spazio alle grandi firme della moda ai numerosi negozi occidentali in franchising e alle banche.

Le caratteristiche locali, gli usi, le tradizioni, i costumi a HK sono quasi del tutto assenti o stati oscurati dal mercato globale. Sembrano nascosti all’interno delle tradizioni familiari. Solamente le danze del dragone del capodanno cinese e le lanterne volanti nei cieli notturni di HK, sembrano essere rimaste ancora visibili e presenti come attrazione turistica nello spazio globalizzato delle strade cittadine. Anche questo è legato all’operazione globalista di cancellazione e oscuramento delle identità e delle culture.

Dopo la colonizzazione inglese, il governo cinese sta cercando di assorbire questa citta’ come parte della Cina ma la prospettiva che si presenta per gli abitanti indigeni e’ quella di una ulteriore modificazione della identita’. Forse gli abitanti di HK sono per la Cina troppo liberi e occidentalizzati, perciò subiranno probabilmente una modificazione delle abitudini linguistiche e culturali, ovviamente più cinesi, ancora una volta, dopo gli inglesi.

Lavorando con gli studenti dei corsi post laurea, molti di loro insegnanti di scuole primarie e secondarie, counsellor e assistenti sociali, è emerso quello che è il sistema educativo attuale di HK. Un disastro sociale e culturale. Durante le lezioni si è spesso evidenziato ciò che avviene all’interno delle classi scolastiche, sia nelle scuole private che in quelle pubbliche. Le classi sono numerose e gli insegnanti devono dire in continuazione ai bambini tutto quello che devono fare e come farlo. Anche quando i bambini hanno l’ora di disegno l’insegnante fa il disegno alla lavagna e loro devono copiarlo. Il bambino non ha momenti in cui può dilettarsi o giocare liberamente oppure fare un’attività creativa in maniera libera e spontanea.

La lingua ufficiale, parlata in città è il cantonese che però esiste solamente nella forma parlata e non in quella scritta. Le famiglie di HK parlano da generazioni solamente cantonese e non mandarino come avviene nella maggior parte dei paesi di cultura cinese. Il governo cinese di Pechino vorrebbe modificare questo aspetto, imponendo agli abitanti di HK di parlare solamente mandarino. I caratteri scritti della lingua cinese sono legati alla lingua ufficiale che è il mandarino appunto. Il cantonese è una lingua solamente parlata, non scritta.

Nelle scuole primarie, si sta perciò cercando di cancellare il cantonese tra i bambini, dandogli una valenza negativa e penalizzando chi parla cantonese. Si spingono così i bambini a dare un valore negativo al cantonese privileggiando il mandarino. Per fare questo all’interno delle classi si scelgono dei bambini spia che hanno il compito di riportare all’insegnante chi sono quei bambini che parlano cantonese anzichè mandarino. Questi bambini vengono monitorati dagli insegnanti che richiamano i genitori i quali devono provvedere alla correzione linguistica dei figli. La responsabilità viene rimandata ai genitori. Non c’è bisogno di mettere in evidenza che un bambino dal punto di vista emotivo e psicologico si sente in questi casi colpevolizzato per cio che succede. Sentendosi in colpa, si creano delle conseguenze sul suo carattere e sulla sua personalità. Il senso di colpa e la vergogna incombe sulle nuove generazioni di Hong Kong.

In questo modo si plasmano e rieducano gli individui, negativizzando, eliminando e sostituendo l’aspetto non conforme con la capitale cinese.

Ovviamente gli abitanti di Hong Kong cercano di opporsi e di protestare ma si trovano davanti ad un ostacolo piuttosto alto da scavalcare.

Quindi io come straniero, mi sono trovato a districarmi con i vari intrecci e combinazioni culturali e identitarie.

Per quanto riguarda la psicoterapia, la concezione della persona e della relazione in occidente è completamente differente dalle concezioni della persona e dei modelli relazionali orientali. Il tutto e’ ovviamente molto interessante e stimolante ma molto complicato.

Anche l’università di HK va di pari passo con il moto “time is money!”…

All’interno delle università di Hong Kong possiamo trovare gli stands e le bancarelle delle varie compagnie commerciali lungo tutto il campus universitario dove gli studenti vengono impiegati come commessi di vendita, distribuendo volantini, gadgets, informazioni pubblicitarie, indossando magliette e costumi ad hoc, ecc. I prodotti pubblicizzati e venduti sono quelli della ristorazione, frutta e verdura, quelli tecnologici, computer e cellulari, vendevano adesioni ad associazioni sportive e di vario tipo, agenzie viaggi, ecc.. Una sorta di mercato.

L’universita’ affitta tutto! Intasca i soldi delle compagnie private che occupano il suolo e gli spazi universitari e che a loro volta sponsorizzano attivita’, spazi e iniziative interne al campus universitario. All’interno del campus si trovano bar, ristoranti, supermercati, librerie, ecc… Tutto questo assomiglia più ad un grande centro commerciale che ad un luogo di cultura dove si studia e si fa ricerca.

La cosa piu’ interessante in questo sistema universitario neoliberista orientale e’ legata alla qualita’ degli studi e dell’insegnamento. Il livello di qualità è molto basso e chi ha soldi va a studiare all’estero, America, Europa, Inghilterra, ecc.

Gli studenti (e le loro famiglie) occupano in questo contesto una posizione particolare, sono diventati per l’appunto dei “consumatori”. Gli studenti in questo contesto non sono piu’ “coloro che studiano”, come si intendeva in passato. Anche perchè non sono piu’ ne obbligati a studiare ne a sapere alcunche’. Loro semplicemente acquistano un titolo di studio. Lo comprano. Questo e’ dovuto al fatto che in queste strutture, o se si vuole “nuovi sistemi educazionali”, prevale la logica che ognuno e’ libero di fare le proprie scelte. Può fare cio che vuole! Se vuole studiare lo può fare, se invece vuole solamente frequentare il corso in maniera del tutto disinteressata lo può fare lo stesso. Basta che paghi! Pagando ha il diritto di comprare il certificato e terminare il corso di studio. Le verifiche, gli esami, le valutazioni, sono state completamente eliminate, escluse da questo “nuovo sistema educativo”. Forse sarebbe meglio chiamarlo sistema “dis-educativo”. Dis-educativo perchè non essendoci più nessuna valutazione, ne verifica, ne regolamento alcuno, lo studente non si trova più all’interno di una istituzione con delle regole e degli obblighi ma semplicemente all’interno di un sistema di acquisto. Egli acquista un bene. Attraverso lo scambio di denaro spende per avere in cambio qualcosa, un diploma, un certificato, ecc. La preparazione e la conoscenza non contano più niente.

Lo studente paga una cifra spropositata per il corso di studi post-universitari (circa 100.000 HKD all’anno) e ha il diritto di ricevere al termine il suo certificato, anche se non ha studiato e non sa niente. Basta la presenza, o meglio le firme che ognuno deve apporre sulla lista dei presenti e che indicano che la persona è stata presente alle lezioni. Ovviamente qualcuno chiederà al compagno di corso di firmare al posto suo come facevano anche gli studenti del master dove ho insegnato, tanto nessuno controlla.

L’universita’, la scuola privata o pubblica che sia, non ha piu’ oggi il diritto ne il compito di constatare se lo studente abbia imparato qualcosa oppure no. Nè, ha il compito di valutare se sara’ pronto per la sua futura professione. Sono affari suoi!

Ovviamente in una situazione come questa, non studia nessuno. Durante le lezioni gli studenti si barcamenano tra un sonnellino e una chat su internet, notizie varie, gossip e social networks. Sembrano fare ogni cosa senza interesse ne preoccupazione. Hanno sempre in mano il proprio cellulare e sembrano dipendere totalmente da questo piccolo oggetto. Lo utilizzano anche durante le lezioni, a volte si addormentano, e non sembrano preoccuparsi di questi comportamenti, che a loro appaiono del tutto naturali. Tutto questo sembrerebbe distante anni luce dall’impegno del sapere, che richiede fatica, impiego di energie e un cospicuo coinvolgimento affettivo. E si! Il coinvolgimento affettivo che oggi in questi posti non c’è più…l’interesse e la passione che sono i motori naturali della conoscenza sono stati sostituiti dal denaro, dalla priorità del possesso. Dall’acquisto del certificato, del diploma, della laurea, del master. Oggi qui si compra tutto e non si deve sudare studiando, come avveniva in passato. Basta pagare…!

Mi ritorna in mente ora un episodio che ho vissuto con i miei studenti ma che è presente anche nei rapporti sociali tra le persone di HK. La diffidenza e il timore che qualcuno possa approfittare di te e delle tue disponibilità, averi, abilità, la paura per questo motivo a condividere e discuttere di interessi comuni, progetti, collaborazioni, ecc. Queste cose non esistono tra le persone di HK. All’università il sistema gerarchico con un direttore manager e tiranno al vertice del dipartimento impedisce che si sviluppino questo tipo di relazioni e iniziative tra le persone. Tutto sembra essere di proprietà del “padrone”, come avveniva nel medioevo nel sistema feudale. Questo è il sistema gerarchico di controllo neoliberista. E in questo sistema ogni cosa sprofonda nell’invidia e nella gelosia verso gli altri.

Alcuni studenti-post dottorato ai quali avevo proposto un lavoro di collaborazione per una ricerca mi avevano addirittura consigliato di non parlare con nessuno delle mie ricerche perchè non venissero rubate le idee, le mie iniziative, e mi consigliarono di non lasciare mai i miei appunti sul tavolo del mio ufficio, e di chiudere sempre a chiave i cassetti della mia scrivania dove tenevo il mio materiale di lavoro. Non capii all’inizio l’importanza di questi suggerimenti e ne rimasi un po’ scioccato. Pensavo che esagerassero. Mi dissero che accade di frequente che qualcuno rubi documenti, progetti ad altre persone per farli propri. …Incredibile!

In un sistema universitario dove prevale l’ignoranza poiché nei corsi accademici non viene insegnato più alcunchè di specifico ne di approfondito, e dove prevale la pigrizia poiché non esistono ne esami ne valutazioni di alcun tipo, non rimane altro che l’invidia e la competizione. Rubare quindi o derubare gli altri delle loro idee e iniziative, senza fare nessuna fatica, anche se non si ha conoscenza dell’argomento, è un obiettivo che può far guadagnare qualcosa.

Per mostrarsi poi agli occhi del direttore tiranno come fedele collaborazionista si arriva a fare la spia, si tiene sotto controllo gli altri, soprattutto se prendono iniziative personali, che non sono state assegnate loro dal direttore. Si è continuamente sotto controllo, e lavorando in questi uffici, questo si sente e si percepisce. Questo timore si vede soprattutto nelle persone locali, perchè conoscono il sistema e a volte sembrano terrorizzate.

L’aspetto dell’invidia e della gelosia occupa in questo contesto una forte posizione ed è ben radicato e nascosto a causa sia della importanza che ha la famiglia in oriente e le relazioni sociali, sia a causa del confucianesimo e della paura generata dalla pressione agita dai superiori sui dipendenti. Questo a HK è comunque presente in qualsiasi settore lavorativo.

Dopo che il direttore scoprì che avevo parlato con i ricercatori, per creare delle collaborazioni, questi quando mi incontravano nel corridoio abbassavano il capo e non mi salutavano più. Guardavano per terra, facevano finta di non vedermi e mi ignoravano. Solo più avanti iniziai a capire il motivo di tutti questi accadimenti.

Gli insegnanti

Dall’altra parte ci sono gli insegnanti. Pochi, sottopagati e utilizzati come tappabuchi per varie evenienze. La maggior parte lavorano a progetto e vengono chiamati come detto prima “free-lance”… e sono di fatto insegnanti a tempo, a orario. Sono inoltre obbligati a sostenere questo sistema se vogliono lavorare e sbarcare il lunario. Non devono complicare la vita degli studenti, non devono metterli in difficolta’, devono giustificare le loro mancanze verso lo studio, spesso dicendo: “lavorano, non hanno tempo per studiare…”, ecc.

Gli insegnanti free-lance devono produrre semplici dispense di poche pagine e metterle a disposizione online sul sito del dipartimento. Devono svolgere le lezioni utilizzando il power point, possibilmente con molte immagini e poca scrittura, mettendolo a sua volta a disposizione degli studenti sul sito del dipartimento, cosicchè lo studente se volesse lo possa re-visionare, magari perchè a lezione si era addormentato/a. In questo modo se lo studente poi realmente leggerà il materiale didattico potrà avrere una infarinatura generale di semplici concetti, che poi però non approfondira’ mai.

Un altro il compito del corpo docente è quello di cercare fondi per il mantenimento del dipartimento, dei corsi, degli stipendi del personale, comprese le pulizie, presentando progetti vari con l’apparenza di proposte di ricerca. Generalmente queste proposte di ricerca sono di un livello molto basso. Servono solamente a giustificare la confluenza di pochi soldi verso il dipartimento. Ricordo alcuni articoli sviluppati dall’assistente del direttore che avevano per titolo: “Ma l’arte è veramente utile per la salute?”…

Direttori

Ogni dipartimento ha un direttore amministratore che viene chiamato esplicitamente “boss”, come avviene nelle organizzazioni mafiose. La responsabilita’ dei direttori di dipartimento e degli altri che si trovano al di sopra, sono soprattutto orientate a nascondere magagne e lamentele di qualche studente quando si presentano, e mettere a tacere i problemi. I direttori sono sovrappagati per mantenere probabilmente solo l’ordine. Ogni dipartimento è un mondo a sé, separato dagli altri dipartimenti con un direttore manager.

Un altro compito degli direttori amministratori di dipartimento è quello di affittare gli spazi dipartimentali per fare altro profitto e occuparsi anche di dirigere una sorta di pseudo-ricerca di dipartimento che serve a cercare fondi per mantenere in parte gli stipendi del personale, generalmente sottopagato. Un ricercatore guadagna circa 15.000 Euro all’anno. I lavori di ricerca servono anche a mostrare all’esterno che in qualche modo l’universita’ funziona e che il loro dipartimento si occupa anche pubblicare di tanto in tanto anche qualche improbabile articolo.

Tutto questo visto dal di dentro sembrerebbe un grande baraccone in cui la facciata viene sempre imbellettata e ripulita per mostrare un esterno impeccabile e sempre in ordine. L’immagine che si vuole mostrare deve essere quella di una istituzione perfetta. Invece l’interno e’ stato tutto quanto svuotato da ogni contenuto e significato e riempito dai meccanismi aziendali, commerciali e pubblicitari che ne hanno occupato oramai tutti gli spazi possibili.

Spiccano sulle facciate di queste “nuove” o “pseudo universita” stemmi, bandiere, simboli, che vogliono dare in qualche modo un senso di appartenenza e ufficialita’, se non appartengono a gruppi elitari o massonici. Tutto sembra in qualche modo “finto”.

Altro aspetto spettacolare di facciata sono le cerimonie di laurea in cui tutti quanti sono costretti ad affittare ed indossare i buffi costumi americani e inglesi appositi. Gli studenti li indossano neri con cappello quadrato da far volare davanti alla macchina fotografica. I dottori e i ricercatori sono più colorati. Questi buffi costumi sembrerebbero dare una sorta di ufficialita’ agli eventi, ma in fondo servono solamente a nascondere un grande vuoto, che si trova immediatamente dietro alla facciata. Dietro alla facciata si nasconde il nulla. Speculazione, menzogne e imbrogli, e molta ignoranza. Questi sono gli elementi che costituiscono il vuoto interno delle università di oggi, è una macchina che non funziona più, è stata disattivata.

Lo scenario universitario di oggi, presente nelle università di Hong Kong non appartiene ovviamente solamente a questa città. Una città più che altro legata al traffico commerciale e finanziario. Questo scenario appartiene a tutti quei paesi che hanno scelto di cambiare la loro politica e la loro economia con il sistema neoliberista’ e appoggiarlo senza probabilmente nessuna consapevolezza delle probabili conseguenze future. Ovviamente oggi esistono anche universita’ che lavorano in maniera seria e maggiormente strutturata ma sono poche.

Conclusioni

In questi contesti il comportamento degli studenti sembra chiaramente orientato all’acquisto materiale del certificato universitario, e sembrerebbero non aver alcun interesse per il corso che hanno scelto di frequentare. Ci sarebbe da chiedersi: Come mai? Cosa è successo? E perche’?

Oggi ogni cosa e’ stata collegata al mercato e al sistema finanziario, che fa diventare tutto merce svuotando ogni cosa da qualsiasi significato. I vari aspetti del reale, il lavoro, l’identità, la cultura, la scienza, qualsiasi argomento del sapere portato in questo contesto perde la sua identita’, il suo valore, la sua sostanza intrinseca. Perde anche il legame affettivo ed emotivo che era precedentemente legato agli obiettivi e alla ricerca dello scienziato.

L’interesse di una persona per una determinata cosa viene definita e mossa dal legame affettivo che la persona ha per quella cosa. Se questo legame viene a mancare, quella cosa, quell’oggetto di studio, scompare, viene perduto, eliminato, cancellato. Se il legame affettivo non c’e’ piu’, viene meno l’interesse per quella determinata cosa o per quell’ambito di studio. Allora sembrerebbe proprio che in questo sistema si sia sostituito in qualche modo il denaro con l’interesse e la passione. Tutto così diventa merce, oggetto vuoto, senza vita. Se noi perdiamo questo legame con la vita e con le cose, noi stessi diventiamo oggetti vuoti, e anche la vita diventa qualcosa di vuoto. La direzione verso la quale verremmo condotti sarà la solitudine e la depressione.

Mi sono chiesto: “che differenze ci sono tra un legame affettivo e un valore materiale come il denaro? Potrebbe il denaro sostituire l’interesse o averne in qualche modo la stessa valenza? Se si sostituisce il denaro all’interesse, alla passione, al legame affettivo, non si corre il rischio di svuotare di fatto il legame? Non lo si priva della energia naturale, del collegamento affettivo?”

Senza affetto, senza qualsiasi tipo di legame si sterilizza la relazione, il rapporto che unisce due parti. I soldi come aspetto materiale e non spirituale o emotivo, svuotano il legame, distruggono l’interesse, la passione, l’amore. Senza amore non esiste interesse e senza interesse non c’è più vita.

Mi sono chiesto tante volte che senso puo’ avere una disciplina e un insegnamento come la psicoterapia in un contesto come questo? Il sistema politico-economico neoliberista, e il denaro, ha distrutto l’interesse umano e inaridito tutto. Che valore puo’ avere l’insegnamento della psicoterapia in questo contesto se non si fa luce sui meccanismi profondi che incidono e stanno incidendo sull’animo umano? Siamo in grado di affrontare e capire questo cambiamento? Non potrebbe esserci il rischio che senza l’interesse umano per la vita, vadano a scomparire tutti quegli sviluppi culturali e identitari che danno forma, valore ed energia alla vita umana stessa?

La scuola e l’università oggi sono stati svuotati completamente della vera sostanza che avevano prma. Oggi si sta utilizzando il solo guscio esterno, la sola immagine esterna. Probabilmente si vuole far credere alle persone che niente è cambiato. L’ambiente in cui stiamo vivendo apparentemente sembra uguale a prima, sembra lo stesso di prima, ma diffatti niente funziona più come prima. All’interno è stato cambiato tutto. È stata fatta come una grossa operazione di magia, di maquillage, di, se vogliamo, “inganno”. Una grande truffa, ciò che non si vede sembrerebbe non esserci, non esistere.

I giovani che frequentano i corsi universitari e post-universitari non fanno poi il mestiere o il lavoro per il quale hanno “studiato”, o, acquistato la certificazione. Nella mia esperienza a HK ho visto tante persone concludere i corsi di counselling, di arte, di terapia psicologica e non esercitare la professione. Alla domanda: “come mai non lavori come counsellor, artista, terapeuta…?”, la risposta era: “perchè non lo so fare”. La replica da parte mia a volte è stata: “ma come mai hai scelto di fare il corso?” E loro : “per avere la qualifica o il certificato”.

Che senso ha tutto questo? Non è un enorme fallimento, una perdita di tempo e di denaro? E soprattutto non è una colossale inganno o truffa ai danni dei giovani e delle persone oneste e “in buona fede”? Quale futuro si potrà avere andando in questa direzione…?

Alessandro Secci

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Nuovo sistema sociale economico e politico. L’importanza di una presa di coscienza sulla realtà e il ruolo della terapia psicologica

In questi ultimi anni sono cambiate tante cose intorno a tutti noi ma non conosco molti colleghi che si danno da fare per capire, approfondire e divulgare o anche semplicemente parlarne, del contesto sociale nel quale viviamo oggi. Contesto sociale economico e politico che riguarda e condiziona direttamente la nostra vita attuale. La comprensione dello stesso contesto potrebbe aprire alla consapevolezza e alla comprensione di tante problematiche attuali.

Quello che oggi vediamo e tocchiamo tutti giorni con mano sia nelle nostre vite che in quelle dei nostri pazienti e’ un fenomeno complesso, che si potrebbe osservare come cambiamento strutturale della società o cambiamento di paradigma socio-culturale, una sorta di intreccio politico economico e sociale di difficile individuazione, se non viene osservato in profondità.

Questo fenomeno riguarda effettivamente tutti noi in modo diretto perchè quello che sta succedendo va a ripercuotersi sia nella nostra vita e nei nostri rapporti con gli altri, sia internamente e in profondità nel nostro animo umano. Questo cambiamento di sistema si sta sviluppando peraltro in tutto il mondo nel completo silenzio e nella quasi totale inconsapevolezza delle persone. A quanto sembra questa mancanza di consapevolezza riguarda anche gli addetti ai lavori del sociale, come sociologi, psicologi e psicoterapeuti, ecc.

Nel “nuovo” contesto socio culturale si cerca di sostituire e cancellare un paradigma, ritenuto “vecchio e obsoleto” per gli apparenti o proclamati bisogni attuali. Il vecchio paradigma era basato sulla immagine e sulla funzione dello stato come istituzione principale di un paese. Lo stato quindi come regolatore e rappresentante del popolo e della collettività. Lo stato ha rappresentato un sistema sociale basato sui bisogni delle persone, il lavoro, la famiglia, il sistema di istruzione, la protezione e l’assistenza di vecchi e i bambini, ecc.

Oggi si cerca di sostituire lo stato con una immagine e una entità di difficile identificazione e comprensione che non sembra avere una forma e che è addirttura in opposizione ai principi costituzionali dei paesi. Sarebbe per questo motivo peraltro anche fuori legge. Ma quali sono i bisogni attuali? Perche sono cambiati in modo così radicale e opposto?

Quindi, questo altro “nuovo” paradigma, è basato esclusivamente sull’idea che solo un sistema di gestione privata e senza regolamentazione possa far funzionare meglio la società, l’economia, la politica, le istituzioni. Infatti il sistema che oggi viene ri-proposto si chiama liberismo o in chiave più moderna “neo-liberismo”(*). I modelli e gli ideali che il movimento neo-liberista si prefigge non sono affatto nuovi, ma sono quelli dei vecchi sistemi feudali medioevali e dei conquistatori e colonizzatori, orientati verso l’appropriazione dei beni, che con lo stato erano diventati pubblici (del popolo). Questa appropriazione viene fatta attraverso le privatizzazioni.

Gli ideali del liberismo moderno attuale sono il denaro e il profitto, la competizione spietata senza regole e l’assenza appunto dello stato regolatore.

Il mondo diventa così per l’ideale del “nuovo liberismo” un mercato “libero”, o liberato dagli stati e dalle regole costituzionali, dove ognuno (si fa per dire) fa quello che vuole, realizza affari , profitti, si arricchisce, e chissà cos’altro. Questo sistema senza forma definita, ne regole, ruoterebbe attorno al sistema finanziario e bancario come unici referenti rispetto al flusso di denaro che circolerebbe libero in tutto il mondo senza regolamentazione. Sembrerebbe inutile dire che in assenza di regole ognuno potrebbe fare ciò che vuole con ogni mezzo senza il rispetto per nessuno e per l’ambiente. In un sistema come questo ogni mezzo è o diventa lecito….

A maggior ragione per portare avanti questa attuale situazione si è operata la distruzione dei centri culturali e di istruzione a partire dalla scuola e dall’università. Il sistema educativo e di istruzione è stato definitivamente neutralizzato e devastato, privato dei fondi necessari per poter funzionare. É stato inoltre ristrutturato secondo una gerarchia aziendale simile ad un sistema di controllo a dipartimenti stagni dove ogni dipartimento funziona in modo isolato e deve (per non chiudere) cercare continuamente fondi attraverso progetti di ricerca e svariate iniziative di varia natura, compreso l’affitto dei locali a terzi.

Tutto questo cambiamento viene operato in sordina e dietro le quinte in modo che la popolazione non se ne accorga, tanto che ancora oggi molte persone non capiscono e non si rendono conto dei cambiamenti che stanno avvenendo e che sono gia avvenuti. Il cambiamento di paradigma porterebbe tutto ciò che era pubblico e statale verso la gestione privata e in un mercato definito “globale” dove chiunque possa comprare e vendere, investire e gestire beni in autonomia e libertà svincolato come detto prima da qualsiasi legge e/o regola. Ovviamente tutte le regole, i diritti delle persone, le leggi verranno modificate da politici consenzienti per accomodare e far funzionare il nuovo sistema.

Sorgono a questo punto delle domande in seguito a tutti questi cambiamenti dove per “la gente comune” non esistono più punti di riferimento ne istituzioni se non quelle finanziarie peraltro inaccessibili.

Ci si potrebbe chiedere: chi è oggi l’individuo e come si sente e può vivere all’interno di questa nuova situazione economica e sociale? Come dobbiamo considerare questi cambiamenti in relazione alla vita delle persone che si rivolgono a noi terapeuti in cerca di aiuto e sostegno? Che ruolo abbiamo noi terapeuti in questo nuovo contesto sociale e che ruolo hanno i cittadini in generale in una società cambiata e differente? Che ruolo hanno le persone più vulnerabili come i vecchi, i bambini, le persone in difficoltà, all’interno di questo contesto caotico e senza protezioni?

Come ci si adatta o ci si potrebbe adattare a questo nuovo sistema? Quali sono i bisogni vitali e principali che dovrebbero essere preservati? Cosa è la vita umana e quale valore ha, all’interno di questo contesto politico economico e sociale, come dovrebbe essere considerata? Quali sono i valori sociali e culturali che sopravvivono in questo nuovo e diverso contesto? Ecc, ecc…

Le domande che ci potremmo porre sono tante.

La comprensione di quello che avviene nella società attuale ha dal mio punto di vista una grande importanza sia personale che sociale perche’ permetterebbe di capire in maniera complessiva quello che sta succedendo nella vita di tutti noi e come potersi adattare e con quali strumenti. Oggi questo nuovo sistema economico politico e sociale e’ pressochè stato organizzato in modo strutturale e globalizzato anche se in parte in diversi paesi ancora non completamente compiuto o ultimato. Non tutto il mondo e’ stato per fortuna così rapidamente globalizzato ma le potenze finanziarie e politiche che mirano a realizzare questo progetto stanno spingendo in questa direzione. Si vuole abbattere qualsiasi differenza cercando di uniformare tutto. Lo scopo sembrerebbe quello di creare un mercato globale senza impedimenti ne regolamenti, senza culture, tradizioni, storicità, identità, leggi e regolamentazioni, che possano condizionare i guadagni e i profitti.

Quindi la conoscenza di quello che sta avvenendo oggi, potrebbe permettere alle persone, di capire anche tutta una serie di conseguenze come le condizioni interne, soggettive, psicologiche ed emotive che sono in relazione con l’esterno. Questi cambiamenti vengono spesso vissuti dalle persone in maniera traumatica e/o scioccante, poiché sono appunto percepiti come incomprensibili, se non addirittura violenti ed eccessivi. L’indefinibiltà e l’incomprensibilità nell’immediato di questi cambiamenti produce all’interno delle persone, insicurezza, frustrazione, instabilità, paura, impotenza, abbattimento e depressione, che sono tutti sintomi di un disagio profondo e psicologico. Producono inoltre comportamenti devianti e pericolosi per se stessi e per gli altri.

Quando per esempio tanti pazienti si affacciano al nostro studio dicendo di aver bisogno di aiuto ma di non avere ne soldi ne un lavoro per pagare la terapia, forse dovremmo, quando sono tanti, iniziare a riflettere anche su questi aspetti esterni, chiedendoci: “cosa sta succedendo la fuori?” Dovremmo uscire dal nostro studio e cercare di conoscere e capire cosa sta succedendo a livello sociale, come è già avvenuto in passato con le grandi crisi e i grandi traumi sociali durante le guerre mondiali, le carestie e le migrazioni di massa, ecc.

(*) https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Chicago_(economia)

Riferimenti bibliografici per approfondire l’argomento:

Naomi Klein, No logo, Baldini Castoldi Dalai editore, 2000, pp. 490.

Naomi Klein, Shock economy, Rizzoli editore, 2007, pp. 622.

Von Hayek, La via della schiavitù (The Road to Serfdom, aprile 1945; versione abbreviata pubblicata dal Reader’s Digest), Liberilibri, Macerata, 2011

Von Hayek, Individualism and Economic Order, 1948

M. Friedman, Per il libero mercato, Milano, Sugarco, 1981

Malthus T. R., Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società, 1798

Charles Darwin, L’ origine delle specie, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2009

Edward Bernaise, https://www.youtube.com/watch?v=yibe0eBwYRQ

Guy Debord, La società dello spettacolo, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2001

Paul Virilio, La bomba informatica, Cortina Editore, 1999

Paul Virilio, Città panico. Cortina Raffaello, 2004

Pierre Dardot, Christian Laval, R. Antoniucci, M. Lapenna, La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista, 2013

Jeremy Rifkin, La terza rivoluzione industriale. Come il «potere laterale» sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo, Mondadori, 2011

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Jungian Psychology Series: Psychological Inflation, Dr. Andy Drymalski

Jungian Psychology Series: Psychological Inflation

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I flussi migratori e la perdita d’Identità

In questi anni si parla tanto di flussi migratori, di persone che si spostano attraversando il mediterraneo per raggiungere L’Europa. Spesso, noi europei dimentichiamo il fatto che oggi a causa della situazione economica e politica, anche noi siamo costretti a migrare in cerca di lavoro verso i paesi del nord Europa o altri paesi Extra-Europei, diventando migranti e unendoci a quel flusso umano che viaggia uniforme per il pianeta. I paesi del Sud Europa hanno sacrificato la propria identità per far parte dell’Unione monetaria Europea, senza contare che con la fine degli stati, saremmo presto tutti migranti…e questo ci riguarda tutti, direttamente, come individui.

L’Amleto di Shakespeare recitava: “…essere o non essere…questo è il dilemma…!”

…cosa significa?

Identità significa “essere”. E’ la cosa più preziosa che un essere umano possiede. Se perdiamo la nostra identità non possiamo più essere identificati o riconosciuti come individui. Rischiamo di diventare numeri, merce, risorse umane…

L’identità è un insieme di aspetti che ci caratterizzano sia come persone singole che come parte di una collettività, gruppo etnico e culturale. Le nostre tradizioni, abitudini, costumi, arte, musica, danza, letteratura, storia, i piatti tipici tradizionali, sono le caratteristiche di un popolo. Questi aspetti sono una ricchezza sociale e collettiva, tramandata e accumulata nel tempo, che un individuo si porta dentro dalla nascita.

Non essere” invece significa non avere identità. Senza identità si “scompare”, come se non si avesse collocazione geografica ne diritti.

Oggi le persone che scappano dai propri paesi (per vari motivi, come guerre, povertà, malattie, ecc) e cercano di vivere in un altro paese, sembrano precipitare in uno stato di non-identità. Queste persone vengono spesso classificate in modo anonimo come migranti, profughi, clandestini, gente senza terra, expat, come se non appartenessero a nessun luogo o cultura. Il filosofo polacco Bauman definisce questi flussi migranti come “mondo liquido”, senza forma ne consistenza.

Molte volte I governi degli stati da cui i migranti si separano, non tutelano per niente I loro diritti e il loro status di cittadini.

Una parte importante dell’identità di un paese è lo Stato che con le sue leggi sancisce e protegge la sua integrità e l’identità del popolo. Lo stato determina la propria economia e la propria moneta che si chiama in altre parole sovranità monetaria e questo corrisponde anche all’ identità del paese. La moneta di un paese sancisce la sua autorità e la sua forza e questo valore ne determina anche il potere. La moneta è il simbolo di questa autorità riconosciuta e di questo potere. Il paese che cede la sua moneta cede il suo potere.

Essere e non essere sembra oggi, quindi, il dilemma non solo dei migranti, ma anche dei paesi che stanno cambiando la loro identità rispetto al passato e che, dunque, rinunciando alla propria sovranità monetaria rinunciano alla propria identità.

Diversi paesi durante la costituzione dell’Unione Europea, come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda, hanno rinunciato alla propria sovranità monetaria. Come mai hanno deciso di rinunciare al loro potere e alla loro identità? In cambio di cosa?

Se la sovranità di un paese venisse esaminata da un punto di vista psicologico, cosa significherebbe da questo punto di vista “cessione della sovranità”?

Significherebbe in qualche modo rinunciare e perdere la propria autonomia e la capacità di autoregolarsi, probabilmente delegando ad “altri” queste funzioni. Questa rinuncia indica anche il passaggio da una posizione evolutiva matura ad un’altra di dipendenza. È perciò una regressione ad una condizione meno evoluta.

Oggi questi stessi paesi sono costretti ad utilizzare una moneta comune che non li rappresenta, e sottostare alle regole di altri stati e in particolare della Germania e della Francia, che hanno preso nelle proprie mani tutti i poteri decisionali.

La sottomissione ad un altro stato, si potrebbe paragonare, al ritornare a dipendere dalle figure genitoriali.

Regredendo si rinuncia ad essere quello che si è, e si perde la propria forza/potere e la propria identità. Così l’Italia rinuncia ad essere Italia, la Grecia idem, e cosi’ anche gli altri paesi che hanno ceduto la sovranità.

Le conseguenze di questa perdità di potere sono visibili anche a livello sociale. Si creano altissimi livelli di disoccupazione, perche’ viene smantellato il sistema lavorativo e produttivo. Tutto ciò che caratterizzava il paese precedentemente viene ridotto o cancellato e il paese viene portato ad uno stato di depressione e di neutra indefinizione. Di questi paesi viene fatta tabula rasa.

Così, cancellando la propria identità si scompare, e come dice Bauman “tutto diventa liquido”. Questo avviene lentamente e silenziosamente nella totale indifferenza di tutti. Senza identità non si è più nessuno. Sarà micca questo l’obiettivo finale di questa Unione Europea? Cancellare le identità dei popoli di questa Unione…? …

Se essere e non essere era il dilemma che tormentava Sheakespeare, oggi diventa un problema che riguarda tutti noi, visto che il processo di cancellazione delle identità culturali ha avuto inizio con la creazione del “nuovo corpo o nuova identità europea”.

Alessandro Secci

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Italiani all’estero: quando la compagna di viaggio è l’ansia

http://www.linkiesta.it/expat-ansia-psicoterapia

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KRISHNAMURTI : LA SCOPERTA DELLA LIBERTA’

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